Quelli che fanno così tanto chiasso
da essere costretti a scappare continuamente.
Amori che non sanno stare fermi,
che si cercano proprio mentre si perdono,
che si allontanano per la paura
di scoprire quanto, in fondo,
si desiderino.
Un continuo cercarsi
con la paura di trovarsi.
Con la paura di guardarsi negli occhi
e vedere cadere, una dopo l’altra,
tutte le barriere che abbiamo costruito
davanti al dolore.
Siamo così nascosti
dietro veli di tenerezza,
così protetti dalle parole che non diciamo,
e allo stesso tempo
così nudi nell’intimità
che ogni carezza sembra sapere
esattamente dove fa male.
Due caratteri ingestibili.
Due fuochi che non hanno mai imparato
a spegnersi senza bruciarsi.
Due orgogli troppo grandi
per fare il primo passo
e due desideri troppo profondi
per smettere davvero di cercarsi.
Abbiamo fatto della ragione una guerra.
Una continua battaglia
per stabilire chi avesse torto,
chi avrebbe dovuto cedere,
chi avrebbe dovuto amare meno.
Come se avere ragione
potesse salvarci dal sentirci.
Eppure, davanti alle nostre fragilità,
non abbiamo mai saputo essere guerrieri.
Ci guardiamo in faccia
e ci spaventiamo da morire.
Perché lì, in quegli occhi,
non ci sono più scuse.
Ci siamo noi.
Con tutte le nostre paure,
le nostre mancanze,
la fame d’amore che fingiamo di non avere.
Siamo così onesti
nel dirci quello che pensiamo
e così codardi
nel mostrare quello che sentiamo.
Ci diciamo tutto
tranne le cose che contano davvero.
Vestivamo di falsità,
di paure,
di orgoglio.
Ci proteggevamo dietro parole dure
per non farci vedere tremare.
E sotto ogni rabbia
c’era un ti voglio
che non avevamo il coraggio di pronunciare.
Sotto ogni distanza
un non lasciarmi.
Sotto ogni addio
una domanda disperata:
“Mi vuoi ancora?”
E siamo rimasti così,
combattuti tra il ti voglio
e il lasciami andare.
Tra il desiderio di appartenersi
e il terrore di farlo davvero.
Ci sfioriamo
come se potessimo salvarci
senza mai doverci scegliere.
Ci apparteniamo per istanti,
nel silenzio di una stanza,
nel modo in cui ci guardiamo
quando nessuno dei due riesce più a fingere.
E poi scappiamo.
Come se restare
fosse più pericoloso che perdersi.
Come se scegliere di appartenersi
significasse consegnare all’altro
la parte di noi
che abbiamo passato una vita a proteggere.
Così torniamo a cercarci
ogni volta che la distanza diventa insopportabile
e torniamo a perderci
ogni volta che la vicinanza diventa vera.
Siamo sempre stati legati
da un filo di ferro.
Abbastanza stretto
da impedirci di dimenticarci.
Abbastanza sottile
da spezzarsi ogni volta
che provavamo a tenerci davvero.
Non siamo mai riusciti
né a restare,
né ad andare via.
Eravamo sempre lì,
sulla soglia.
Con una mano pronta a cercare l’altra
e l’orgoglio pronto a ritirarla.
Forse certi amori fanno chiasso
proprio perché non riescono a diventare silenzio.
Sono troppo grandi per finire,
troppo fragili per restare.
E allora si rincorrono.
Si sfiorano.
Si perdono.
Si ritrovano.
Continuamente.
Come due fuochi
che passano la vita a minacciarsi di spegnersi
e poi, al primo soffio di vento,
tornano ad accendersi.
Come due persone
che hanno paura di amarsi
ma ancora più paura
di smettere di farlo.
Due persone che si sono amate
nel modo più difficile possibile.
Cercandosi senza trovarsi,
trovandosi senza scegliersi,
scegliendosi soltanto per un istante
e fuggendo subito dopo.
A volte non è l’amore
a mancare.
È il coraggio
di restarci dentro.

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