Non ho mai voluto lavorare nella ristorazione.
Non ho mai desiderato passare ore e ore in piedi, rinunciare alle festività, ai fine settimana, al sonno.
Non ho mai scelto una vita così frenetica.
Perché sì, la ristorazione non è solo un lavoro.
È uno stile di vita. Uno di quelli che ti entra dentro e, lentamente, ti consuma.
Ti toglie tanto.
Ti toglie tempo, energia, leggerezza.
Ti toglie la possibilità di vivere una vita semplice, quella che avevi immaginato da fuori.
Eppure, allo stesso tempo, ti dà anche qualcosa.
Ti spinge oltre i tuoi limiti.
Ti insegna a resistere quando sei stanca, quando non ne puoi più, quando vorresti solo fermarti.
Ti abitua allo stress, fino a farlo diventare normalità.
Impari a stare attenta a tutto e a tutti.
Impari a leggere le persone in pochi secondi, a capire chi hai davanti senza bisogno di troppe parole.
E impari anche a condividere pezzi di te con persone che, fino al giorno prima, erano sconosciute, ma che vivono il tuo stesso caos.
Con loro sorridi.
Con loro resisti.
E a volte basta un gesto semplice, un abbraccio, per sentirsi meno soli.
Ed è lì che inizi a capire una cosa:
chi lavora nella ristorazione, spesso, non ha davvero scelto.
La vita ti ci porta.
Per necessità, per velocità, per mancanza di alternative, o semplicemente perché era il modo più immediato per diventare indipendenti.
Ti ritrovi su quella strada senza quasi accorgertene.
E intanto lasci indietro sogni, progetti, parti di te.
Impari ad accontentarti di ciò che hai.
Di ciò che arriva.
Impari a sacrificare pezzi della tua vita pur di andare avanti, pur di sopravvivere.
Io non ho scelto di lavorare nella ristorazione.
Ho scelto solo di essere indipendente nel modo più veloce che conoscevo.
E intanto la solita canzone che va, come sempre, a lavoro.

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