Il peso leggero dei ricordi.

Percorro passi della mia vita dove tornare indietro è la scelta più facile. Rivivo costantemente attimi di ricordi che invadono ogni spazio della mia mente, portandomeli dietro per giorni interi: rumorosi, assordanti, invasivi, indelebili. Assaporo ogni dolore come se fosse la pietanza più buona che io abbia mai assaggiato. Mi delizio con ricordi dolci, pieni…

Pensieri

La notte è il mio portapensieri. Ho sempre fatto fatica a dormire, perché anche quando il mio corpo è stanco, la mia mente resta vigile, attiva, piena di immagini e domande. Di notte riesco a pensare e a creare con una lucidità che di giorno non ho. E i pensieri che tornano più spesso sono…

17

Non ho mai creduto ai numeri. Non a quelli che promettono fortuna, né a quelli che annunciano disgrazie. I numeri servono a contare, a dare ordine, a fingere che la vita sia qualcosa che si possa misurare. Poi è arrivato il 17. All’inizio era solo un giorno. Uno qualunque. Uno di quelli che non segni…

A intermittenza

Ho sempre avuto un tono giudicante verso i rapporti a intermittenza.

Dare a una persona solo il 10% di quello che potresti dare,

non perché non lo meriti,

ma per non aprirti oltre.

O perché non sei pronta ad aprirti,

per paura di rimanerci di nuovo male.

Cosa significa davvero?

Condividere le giornate, i pensieri,

ma mai ciò che ti succede veramente.

Essere trasparenti in superficie,

ma non in profondità.

Vederla e, allo stesso tempo, costruire muri.

Alti come grattacieli.

Per non scavalcare quel varco che ti sei creata nel tempo,

che custodisci come qualcosa di prezioso

e che proprio per questo ti fa paura.

A quale scopo?

Tenerla lì, appesa a un filo che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro.

Nel limbo dei pensieri negativi, delle paure più fragili.

Tenerla nei pensieri, portarla dentro le tue giornate,

idealizzarla per ciò che è —

o per ciò che forse non è mai stata.

Solo per non rimanere soli?

Solo per avere qualcuno che occupi la mente?

Questa è autoprotezione travestita da legame.

È stare a metà.

Non perché non si senta nulla,

ma perché si sente troppo

e il prezzo sembra sempre troppo alto da pagare.

Condividere tutto, tranne il dolore,

è un modo per dire:

“resta, ma non entrare.”

È una trasparenza controllata, dosata,

per non consegnare all’altro

ciò che un tempo è stato ferito.

Quei muri altissimi non servono a tenere fuori l’altra persona.

Servono a proteggere una parte di me

che una volta è crollata.

Ma la verità è una sola:

quanto mi costa proteggermi così?

Perché mentre mi proteggo,

qualcuno resta in attesa

di una verità che non so dare.

Intermittenza

non è assenza.

È esserci a metà.

È sentire, ma trattenere.

È restare senza scegliere.

E mentre sembra protezione,

lascia qualcuno in attesa

di una luce che si accende e si spegne

senza mai diventare casa.


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