La notte è il mio portapensieri.
Ho sempre fatto fatica a dormire, perché anche quando il mio corpo è stanco, la mia mente resta vigile, attiva, piena di immagini e domande. Di notte riesco a pensare e a creare con una lucidità che di giorno non ho.
E i pensieri che tornano più spesso sono quelli legati all’amore.
Mi chiedo come sia possibile amare qualcuno più di quanto, oggi, riesca ad amare me stessa.
Mi domando se sia giusto desiderare un amore così totalizzante, così intenso da superare perfino l’amor proprio.
Ho vissuto un amore forte, travolgente, quasi dipendente. Un amore che mi ha consumata tanto quanto mi ha fatta sentire viva. E allora mi chiedo: come potrò trovare qualcuno capace di darmi qualcosa di ancora più grande?
Oppure ciò che ho vissuto non era amore nella sua forma più autentica, ma un intreccio di tossicità, distruzione e manipolazione emotiva?
Forse ho scambiato l’instabilità per passione.
Forse ho chiamato “profondità” quella che in realtà era solo paura di perdere.
E se la normalità fosse diversa da come la immagino?
Se l’amore sano non fosse un incendio continuo, ma una presenza costante?
E se quella quiete, che ora temo come un deserto caldo e silenzioso, fosse invece sicurezza?
Mi chiedo come si riconosca un amore vero.
Come si distingua l’intensità autentica dalla dipendenza emotiva.
Io desidero un amore che mi travolga, sì, ma che allo stesso tempo mi dia pace.
Qualcuno che sappia essere tempesta e rifugio insieme.
Qualcuno che mi tocchi con delicatezza, ma che senta il desiderio della mia presenza non per mancanza, bensì per scelta.
Vorrei qualcuno che non si fermi al mio aspetto esteriore, ma che abbia la pazienza di attraversare i muri che ho costruito per proteggermi.
Che mi tenga stretta quando crollo, non per salvarmi al posto mio, ma per aiutarmi a reggere il peso.
Desidero un legame in cui esista una reciprocità profonda:
non un’ossessione che annulla, ma una connessione che unisce.
Non una dipendenza che soffoca, ma un bisogno consapevole dell’altro.
Eppure, dentro di me, c’è ancora quella parte che teme che l’amore vero non faccia abbastanza rumore.
Che non mi faccia tremare le mani.
Che non mi faccia sentire sull’orlo di qualcosa.
Ho paura che la pace mi sembri vuoto.
Che la stabilità mi sembri assenza.
Che un amore sano non riesca a competere con l’intensità di ciò che mi ha spezzata.
E allora mi chiedo se sarò capace di riconoscerlo, quando arriverà.
Se saprò scegliere qualcuno che resta, invece di qualcuno che brucia.
Se saprò fidarmi di una carezza che non ferisce.
Perché io so amare fino alle ossa.
So sentire qualcuno ovunque, anche nel silenzio.
E ho paura che questa mia profondità sia troppo, o peggio, che mi porti ancora a confondere il dolore con l’amore.
Forse ciò che cerco non è qualcuno che mi faccia perdere il respiro,
ma qualcuno che resti quando il respiro torna calmo.
Qualcuno che mi guardi senza voler spegnere il mio fuoco,
ma senza alimentarlo fino a bruciarmi.
E forse la vera domanda non è se esiste.
Ma se, quando lo incontrerò, avrò il coraggio di scegliere qualcosa che non mi distrugge.

Lascia un commento